Quale alimentazione per vivere più a lungo?

26 novembre 2014

L’uomo ha sempre legato le sue speranze di longevità ad una particolare alimentazione, perfino ad un singolo alimento (c’è ancora chi crede nella pappa reale, nell’aglio o in un bicchiere di vino, come viatico ad una lunga vita!). La realtà è, invece, che nessun cibo, avulso dal comportamento alimentare, cioè dal complesso delle abitudini quantitative e qualitative, è così prezioso da poter essere considerato un amuleto o un passaporto di lunga vita.

Non saranno né lo yogurt, né il miele e neppure la scelta vegetariana ad allungare la vita. Nessun alimento da solo, può influenzare positivamente la programmazione dell’orologio biologico che regola la vita delle nostre cellule. Purtroppo però, è vero il contrario: anche un singolo cibo, ripetuto ostinatamente e in eccesso,  può causare sovraccarico metabolico e favorire la comparsa di particolari patologie abbreviando anche di decenni l’arco di vita previsto per noi dalla natura.

Più negativamente e più precocemente inciderà poi  l’errore alimentare quando le scelte a rischio si sommano e si cronicizzano fino a sfociare nel disordine comportamentale.

Gli studi epidemiologici sui gruppi di popolazioni più longevi dimostrano che si può diventare centenari mangiando carne o formaggi tutti i giorni, bevendo vino o birra oppure mantenendosi rigorosamente astemi!. Non è un particolare alimento alla base dell’alimentazione dei più anziani ma quasi sempre c’è il denominatore comune della sobrietà (i grandi longevi sono sempre magri!) accompagnata dall’abitudine all’attività fisica anche in età molto avanzata.

Quindi non bisogna privilegiare i singoli alimenti ma la correttezza e l’equilibrio dell’insieme rispetto alle reali necessità del tipo di vita che ci siamo scelti.

La parola moderazione, riferita da sempre all’alimentazione degli anziani come un’ineluttabile ma opprimente necessità avrebbe confini meno rigidi se nella vita di ogni adulto, uomo o donna, si potesse conservare metodicamente l’abitudine ad una vita muscolarmente attiva.

E’ certo che i dietologi  non disporrebbero dell’attuale abbondanza di clienti se tutti potessero svolgere quotidianamente un minimo di attività fisica, soprattutto col trascorrere degli anni.

Il costo di tre ore trascorse in poltrona davanti alla televisione o impiegate nella più attenta delle letture non raggiunge le 300 calorie: le stesse tre ore spese nel corso della giornata in tranquille attività fisiche che impegnino le gambe (dal giardinaggio alle passeggiate a piedi o in bicicletta) comportano almeno il raddoppio della spesa metabolica.

In termini energetici 300 calorie corrispondono già ad una porzione accettabile di pasta, a una piccola porzione di formaggio accompagnata da un bicchiere di vino o a qualche altro “sfizio” alimentare che altrimenti andrebbe negato.

Va considerato inoltre che la restrizione alimentare compensativa, obbligatoriamente richiesta da un’eccessiva riduzione o mancanza di attività fisica, si traduce in un sacrificio solo parzialmente utile perché la mancanza di movimento si riflette negativamente su tutte le funzioni dell’organismo e non soltanto sul metabolismo.

E’ quindi possibile affermare che, salvo situazioni particolari, l’esercizio fisico, pur non modificando la longevità, previene o attenua quel declino metabolico che altrimenti deve essere fronteggiato soltanto ricorrendo ad un’opprimente meticolosità alimentare.